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OGNI SITO E’ UNA TV

Oggi i siti sono circa cento milioni. Tendenzialmente diventeranno un miliardo. Ora, con una webcam - ossia una cinepresa che trasmette sul web - è possibile vedere dei filmati trasmessi tramite internet. Sempre con la web cam è possibile anche fare videoconferenze, discutere di affari e concludere contratti, ma anche - perché no - salutare i nostri cari, che si trovano in un altro continente, a migliaia di chilometri di distanza. Domani un sito internet diventerà una vera e propria stazione televisiva, in grado di trasmettere ogni tipo di programma. Vediamo cosa ci dicono Sandro Grespan, Ignazio La Russa, Adriana Mavellia, Milo Goj, Massimo Ferrario, Mity Simonetto, Marco Daturi e Francesca Zambonin.

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Internet è come una piccola TV?
Carelli: “Con Internet possiamo vedere l’immagine di un attentato in Medio Oriente oppure alle Twin Towers. Per di più, queste immagini restano disponibili e potremo vederle quante volte vorremo e anche stamparle”.
Un sito è una televisione aziendale?
Grespan: “Sicuramente sì, anche se va sottolineato che comunicare attraverso un sito internet non è una cosa semplice e non si possiedono certo le opportunità e l’efficacia della TV”.
Dunque, in che senso, internet può diventare una TV per chi lavora?
Grespan: “In un sito dedicato alla promozione di un prodotto, e in questo caso di un motorino con quattro ruote come la Eke della Grecav, che si guida senza patente, vanno messi in primo piano diversi aspetti”.
Ad esempio, il vostro prodotto Eke, con internet, viene diffuso maggiormente?
Grespan: “Certo, cerchiamo di far risaltare il fatto che si tratta di una vettura totalmente riciclabile, guidabile senza la patente. Il risultato - naturalmente - è una informazione diversa da quella classica TV”.
E’ necessario, quindi, avere un’"idea" nuova. Il giornale elettronico e la TV internet devono essere un’altra cosa, non possono essere semplicemente la riproduzione in video del quotidiano cartaceo.
La Russa: “E’ errata l’idea di applicare a Internet la tecnica televisiva. Internet ha inciso e contribuito al cambiamento del costume, ma sta acquisendo regole proprie”.
Cosa deve fare una società per migliorare la propria immagine e le proprie relazioni pubbliche con internet?
Mavellia: “Il concetto di relazioni pubbliche è nato nel 1800 e uno degli slogan era: "Fare bene, e farlo sapere". Innanzitutto, la società che intende migliorare la propria immagine deve comportarsi bene, tenere un comportamento corretto”.
E poi, con internet, come si sviluppano le relazioni pubbliche?
Mavellia: “Noi, che ci occupiamo di relazioni pubbliche, ci preoccuperemo di far sapere ai media, anche con internet, in che cosa una azienda “è buona”. Purtroppo, oggi, anche grazie alla libertà che concede Internet, molte aziende tengono comportamenti scorretti dando informazioni false e creando così diffidenza verso la comunicazione in generale. Dunque, proprio per questo, molte volte le pubbliche relazioni si devono occupare del problema della correzione di dati falsi presenti su internet o su altri media”.
Ha un episodio interessante da raccontarci sul successo maturato con Internet?
Goj: “Più che un episodio, racconterei una vera avventura. Precisamente, quella di un’azienda tessile, che era vicina al fallimento ma, attraverso internet, era riuscita a rilanciarsi e a risollevarsi da quella crisi, dandosi un nome “internet”, pur non facendo nulla sulla rete. Questo le ha fatto pubblicità (anche perché quello era il momento in cui internet “volava”), aiutandola a uscire dalla crisi”.
In che senso? Come è avvenuto questo successo?
Goj: “Il nome internet è servito all’azienda solo come strumento pubblicitario, dandole il blasone della modernità. Questo è stato sufficiente per rilanciare l’azienda”.
Le Scuole Generali sono un modo per avere successo. Il merito è anche dovuto a internet?
Ferrario: “Sicuramente. Noi siamo una scuola privata e la grande innovazione di Internet ci ha permesso di far seguire da casa i nostri corsi”.
E poi, che altri aiuti dà internet a chi studia?
Ferrario: “C’è una fase del corso che si svolge in aula, ma oggi molti di questi corsi sono quasi tutti on line, e permettono anche di avere un rapporto con il docente attraverso le webcam”.
Ma si può usare internet come una televisione?
Simonetto: “Certo, il problema consiste nell’essere capaci e nel trovare il modo per pagare i costi per sopravvivere e per remunerare gli investimenti: quest’ultimo punto costituisce il vero problema della “new economy”.
Che cos’è una webcam? Possiamo dire che avvicina internet a una televisione?
Daturi: “Certo, il parallelo si può fare. La webcam è una piccola telecamera, normalmente posta sopra lo schermo del computer, che trasmette direttamente sul web le immagini che riceve. Chi consulterà quella pagina Internet, pertanto, vedrà quella che si chiama una finestra - cioè un rettangolo al centro del video - che trasmetterà le immagini riprese dalla telecamera posta sul nostro computer”.
Come funziona la webcam?
Daturi: “Le immagini riprese dalla webcam vengono trasmesse in internet tramite dei programmi chiamati “streaming video”, che permettono la riproduzione delle immagini nella finestra del sito web. Questi programmi registrano l’immagine che viene trasmessa dalla telecamera, ne traggono una serie continua di foto (frame) e riproducono queste foto su internet. A seconda dell’intervallo che il programma lascia tra una foto e l’altra, l’immagine risulterà più “fluida”. Per fare un esempio, un programma che trae un frame ogni secondo, aggiornerà l’immagine su internet ogni secondo e il filmato sarà un po’ a scatti”.
Attualmente, per cosa è utilizzata la webcam?
Zambonin: “L’uso della webcam è molto diffuso nelle chat line (siti per conversare), poiché permette agli utenti non solo di parlare, ma anche di vedere il loro interlocutore. Un uso più professionale della web cam è quello delle video conferenze, ovvero delle riunioni in cui i componenti siano distanti tra loro, magari in diverse città, e possano tenere una riunione on-line, parlando e guardandosi come se fossero nella stessa stanza”.
E che altri usi si possono fare?
Daturi: “In pratica si può fare tutto. I casi più classici sono la possibilità di osservare un assortimento di prodotti o una collezione di moda. Ma si può anche svolgere un interrogatorio dal tribunale al carcere”.
Ma un nonno potrà anche salutare il nipotino dall’altra parte della terra?
Daturi: “Perché no! Anche da una nave il marinaio potrà salutare la moglie e, magari, vedere il figlio appena nato”.
In futuro, ci sarà un uso più massiccio di questo strumento?
Zambonin: “Direi di si. Con l’introduzione delle fibre ottiche, che permettono un trasferimento dei dati in Internet ad una velocità molto maggiore rispetto a prima, anche le immagini della webcam saranno più facili e più veloci da trasmettere. E questo, porterà ad una maggiore diffusione di questo mezzo di comunicazioni”.

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Per approfondire

 

Siti

 

 

 

www.comfm.com

 

www.zapping.it

 

www.mytv.it

 

www.dramaticmovies.about.com

www.filmsite.org

 

www.mediasetonline.com/  
www.raiuno.rai.it/HPRaiUno/0,4546,,00.html  
www.bbc.co.uk/  
www.cnn.com/  

 

 

Letture

 

Cardarelli F. e Zeno-Zencovich V., Il diritto delle telecomunicazioni, Laterza, Bari, 1997

Ciancico E., Internet e Televisione, Marsilio, Venezia 1997

Ciappi M., Il processo Andreotti e l'illusione della pubblicità: televisione si, internet no (Nota a Assise Perugia, 11 aprile 1996, Andreotti).

Giur. it., 1996, II, 605

Manzi A., “Leggere e scrivere, che bella TV!”, in AA. VV., Il progetto DSE, Nuova ERI
Romagnolo S., Sottocorona C., MediaMorfosi, Apogeo, Milano 1999
Zaccone T. A., e M. e Albani F., Con lo stato e con il mercato? Verso nuovi modelli di televisione pubblica nel mondo, Milano, Mondadori, 2000

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