2 Settembre
2005
QUANDO I SOLDI SUL WEB
GIRANO PER... <<BENE>>
Intervista a Monsignor
Cesare Mazzolari, Vescovo della Diocesi di Rumbek (Sudan)
Molte volte parliamo di emigrati e di rifugiati. Ma c’è una categoria
di cui non si parla mai: sono gli “sfollati”, ossia quei popoli che
sono stati allontanati dalle loro case, per le ragioni più diverse,
per le guerre, per la mancanza di acqua, di cibo o per le epidemie.
Ebbene, nel mondo ci sono 25 milioni di sfollati, ma ben un quinto,
ossia 5 milioni, sono nel Sudan, una nazione poverissima, soprattutto
nel sud: una parte geografica abitata dalla popolazione africana, che
si contrappone alla parte nord, abitata dalla popolazione araba. Tra
le due parti c'è una guerra eterna, dimenticata, ma terribile, perché
produce appunto, fame, povertà, sfollati e, soprattutto, impedisce lo
sviluppo di tutto il sud.
Non
ci sono grandi compagne di stampa che parlino di questa realtà. Ma
Internet, copre in un certo senso la lacuna, con diverse iniziative (i
siti cattolici italiani sono più di 10 mila) e, in particolare, con
www.cesaronlus.org, il sito della Diocesi di Rumbek, del Sudan del
Sud, una iniziativa informatica modestissima (esteticamente parlando,
s'intende), in quanto composta solamente da tre pagine “statiche”. Ma,
per sapere di più, abbiamo sentito il Vescovo, Monsignor Cesare
Mazzolari, bresciano, sessant’anni, in visita in questi giorni a
Milano.
Monsignor Mazzolari, se non ci fosse il
denaro della solidarietà, cosa accadrebbe? La popolazione
del Sudan non ha veramente nulla. E la Chiesa Cattolica è l'unica
istituzione a creare scuole, ospedali e solidarietà. In Italia, la
gente non sa cosa siano gli sfollati, ma qui ce ne sono 5 milioni:
gente senza nulla. E gli aiuti che sto cercando servono proprio per
loro.
Che cosa potremmo fare in concreto per la
Diocesi di Rumbek? Una piccola offerta sarebbe moltissimo,
per una popolazione che non ha nulla. Con otto milioni di vecchie
lire, ad esempio, si crea un pozzo per la raccolta dell’acqua, una
iniziativa che vuol dire – veramente - la vita per un intero paese.
Molti villaggi sono "sfollati", solo perché non c'è l'acqua. Con il
pozzo, torna la gente, il lavoro e ogni altra cosa.
Come si fanno le offerte? Internet Vi aiuta?
Certo, il nostro sito contiene i dati su cui fare le donazioni ossia
il c/c n. 601488 ABI 08692 CAB 54410 sulla Banca di Credito
Cooperativo di Brescia, filiale di Concesio (Bs), intestato a
“Associazione Cesar” e il conto corrente postale n. 27744465, sempre
intestato a “Associazione Cesar”.
Chi sono i volontari di Rumbek? I
volontari di Rumbek, sono un gruppo eterogeneo di persone, che insieme
hanno raccolto i miei appelli e le mie richieste di aiuto.
E' vero che Lei è amico di Enzo Biagi?
Certo, qualche anno fa, il noto giornalista venne con la RAI per un
servizio.
Che progetti avete?
Sono molti. I più importanti sono un Centro Sanitario per i
non-vedenti, un Centro Sanitario per i malati di lebbra, la
costruzione di nuovi pozzi, la realizzazione di una scuola secondaria
superiore a Rumbek e la realizzazione di un progetto scolastico
adatto ad una istruzione che sappia accogliere tanti allievi.
Eccoci alla conclusione. Come dicevamo, Internet ci fa conoscere delle
realtà, spesso trascurate dai grandi media. In particolare, con tanto
parlare di "antiglobalizzazione", ci è sfuggito che lo Stato italiano,
con i suoi ultimi Governi, ha ridotto gli aiuti ai missionari,
producendo così un taglio del numero complessivo del personale addetto
agli ospedali e alle opere di assistenza nei paesi poveri. Nel 1985
c’erano in Africa 1700 volontari laici appartenenti a diverse
associazioni e organismi umanitari. Oggi ne rimangono solo 400. Questo
dato sul calo di un importante aiuto ai paesi in via di sviluppo, è
stato recentemente riportato, tra l’altro, su internet, con
un'intervista al missionario Padre Pietro Geddo, con il titolo
"Consigli di un missionario a Berlusconi e ai contestatori del G8" (http://www.fides.org).
Tra tante cose che interessano gli eteri, è auspicabile che il Governo
presieduto da Silvio Berlusconi, si accorga di queste lacune e decida
di cambiare la politica per l’Africa.
(www.studiolegalenigra.com)

(*) Nota:
l'articolo, scritto da Amedeo Nigra (www.studiolegalenigra.com),
è già stato pubblicato da Economia de Il Giorno il 1° Marzo 2003 e viene
qui riproposto per la sua attualità.