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31 Luglio 2003

IL DESIDERIO CHE VOLLE FARSI LEGGE

Diciamo la verità. La grande diffusione del cosiddetto conflitto di interessi di Silvio Berlusconi, tema trattato a livello planetario e persino nel Consiglio Europeo, è la dimostrazione della potenza, delle opinioni, della stampa e dei commentatori politici. I quali sono di fatto l'unica "fonte" di questo conflitto. Il perché è evidente. La fonte del diritto è la legge. Quindi, siccome non esiste una legge che crei l’ipotesi di conflitto di interessi o che vieti a Silvio Berlusconi (o anche ad altri politici) di svolgere la funzione di parlamentare, ecco, appunto, che il cosiddetto conflitto "non esiste", in senso letterale, rimanendo in vita, esclusivamente nella politica e nella stampa.

Si sostiene che il problema di cui parliamo riguarderebbe solo gli imprenditori e i grandi possessori di ricchezze. Senonchè, questa teoria, oltre ad essere evidentemente infondata (in quanto l’interesse umano, come si suol dire, non ha prezzo), ha anche il difetto di considerare “il nulla” l’uomo comune, valutandolo in modo così basso, da considerarlo addirittura “senza interessi”, solo perché quell’uomo non è ricco. Teoria, per di più, evidentemente - e storicamente - assurda, in quanto – purtroppo -  lo Stato italiano è stato frequentemente affossato in lungo e in largo, da centinaia di politici, nessuno dei quali era titolare di ricchezze o di imprese.

La teoria sul conflitto di interessi anche evidentemente antistorica, in quanto tutti i grandi uomini politici, sono stati anche dei grandi possessori di ricchezze, dal primo re di Roma, ad Alessandro Magno, Giulio Cesare, Carlo Magno, Napoleone, Maria Teresa d’Austria, Caterina di Russia, Kennedy e tantissimi altri. Persino Fidel Castro – spesso osannato dai sostenitori del conflitto di interessi – possiede ricchezze enormi ed è ritenuto l’uomo più ricco di Cuba.

“Nullum crimen sine lege”, dicevano gli antichi romani, già duemila anni fa. Senonchè, la stampa e la politica, si trovano in aperto contrasto con questa regola, avendo creato una “colpa”, il conflitto di interessi, appunto, che non ha fonte o radice,  in nessuna legge e che, come si è visto, si trova in aperto contrasto con la storia.

Intendiamoci, l’opinione dei media è più che legittima, perché la libertà da noi è sovrana. Peraltro, il conflitto di interessi, creato dalla stampa e dalla politica, diventa una forma di tirannia, quando questa opinione giunge (come accade ora), a definire come "obbligatori" quelli che, in realtà, sono semplici "desideri". Come ricordava uno dei più grandi commentatori americani, Peter Drucker (Management, 1973), la vera tirannia emerge quando si invoca, come cogente, un principio che non previsto dalla legge.

 


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