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27 Marzo 2014

BERLUSCONI, LA GNOSI E GLI UOMINI

CHE ODIANO LE MERCI (CIOE’ NOI)

di Amedeo Nigra

 

 

In TV, ottimi commentatori si domandano come mai tante persone continuino a credere in Silvio Berlusconi. Forse c'è una risposta. Eccola.

Anzitutto,  prima di ogni valutazione, occorrerebbe la cosiddetta “gnosi”, la conoscenza. Dovremmo sapere – in particolare - che la Germania va bene, perché investe sulle merci. Ma – attenzione – questa è una sensibilità capillare e radicata tra i tedeschi. E – per fare un esempio - quando vi fu un problema, sui prodotti ferroviari della Siemens, venduti alla Cina, il Cancelliere di allora – si precipitò sul luogo e venne fotografato mentre – in camicia – seguiva i lavori di riparazione. Ma non era “scena”. Era sostanza. Inoltre, nella stessa Cina, per fare un altro esempio, negli anni ’80, c’erano 40.000 studenti tedeschi e solo 800 italiani. Le Poste Tedesche – poi – hanno comprato la Danzas e la DHL (il meglio del trasporto mondiale). Le Poste Italiane – al contrario - hanno ridotto e stanno riducendo, i postini.

Questi fatti sono eloquenti. E viene spontaneo chiedersi: ma perché noi non pensiamo a queste cose?

Semplice. E’ una questione di conoscenza, di gnosi, appunto. Noi (ecco il problema), siamo (inconsapevolmente) seguaci di Ricardo – il quale due secoli fa disse che nelle merci, sarebbe stato incorporato lo “sfruttamento dell’uomo sull’uomo”. Così noi – di fatto – escludiamo dalle nostre conoscenze i prodotti e le merci. E addirittura, usiamo i vocaboli crescita, sviluppo, risanamento. Facciamoci caso. Merce è una parola vietata. Abbiamo persino cambiato il nome al Ministero dell’Industria. E il produrre non entra mai nelle nostre valutazioni.

Paolo Mieli, ad esempio (persona emblematica della nostra cultura), dice che: gli italiani sono per Berlusconi, solo perché da 60 anni sono contro la sinistra. In realtà, egli dimentica, che le persone normali hanno una conoscenza (una gnosi) normale e sanno, cioè, che il problema – oggi – non sta nel frenare i produttori, ma sta nel trovare uno che sopravviva e che ti assuma. Come possono votare una sinistra che si schiera frequentemente contro i produttori, suggerendo tanti intralci al lavoro, come la limitazione del contante? Non si può, è ovvio. Berlusconi – quindi – svetta per forza. Ma questa – in fondo - è anche la sua colpa. La nostra cultura è così.

Ma, allora, ecco il problema, serve altro, per spiegare perchè non sale il nostro PIL, che è fatto di merci? Perchè Berlino - che non ha neppure un millesimo delle bellezze di Roma - ha tre volte i turisti, rispetto alla nostra capitale? E, perché, molti dei nostri produttori chiudono?

No, non serve. Qui – purtroppo - c’è tutto. I popoli del terzo mondo, con meno esperienza meno capitali, senza Commissione Europea, senza finanziarie, ci stanno raggiungendo (e nelle nostre città dilagano) solo perchè (per loro fortuna) non conoscono Ricardo e hanno una conoscenza normale delle merci.

Gli stranieri sono appunto la normalità, il futuro, il successo e l’economia. La quale si distribuisce dal basso, non nei palazzi, ma nelle fabbriche. Imitando i tedeschi (e l’Italia ha degli anni “50” e “60”).

Tutti dicono che il cosiddetto “terzo mondo” ci travolgerà. Ma è logico. Perché la merce non è sfruttamento. E’ ingegno, creatività, capacità di fare, solidarietà nel produrre cose che servono. La stima nel mondo, ci viene da queste merci, dal made in Italy, appunto.

I nostri guai sono tutti qui. Perché la assenza della conoscenza della merce ci dà proprio ciò che noi esprimiamo. E, cioè, meno merci, meno occupazione, più sprechi, più debito, crolli a Pompei, spazzatura in strada, lentezza dello Stato, assunzioni di  massa, di dipendenti pubblici in esubero e con alti stipendi. Eccetera.

La conclusione è semplice. Otterremo il rilancio della economia (e un paese comprensibile) solo se recupereremo l’dea (la “gnosi”) “del produrre”. Se il Corriere, Repubblica, La Stampa, Ballarò, Piazza Pulita, Servizio Pubblico, Il tempo che fa, La Gabbia, eccetera, fanno a gara, per parlare di produzione. Se questo avverrà, ci verrà spontaneo rendere l’impresa conveniente e ridurre alla metà le tasse sulle imprese. Questo favorirà il passaggio dell’occupazione (centinaia di migliaia di addetti) dalla pubblica amministrazione, alle imprese. E porterà più fatturati e, quindi, più Iva e più Irpef e anche meno spesa pubblica, per gli stipendi.

Tagliare le spese è ottimo. Ma dove andranno le persone “tagliate”, gli uffici chiusi, gli impiegati eliminati? La risposta è semplice. Solo l’aumento del numero delle imprese e dei produttori, ci potrà dare un cambiamento “dal basso”.

L’idea – poi - ripetuta a iosa, secondo la quale eliminare la burocrazia ci renderebbe più efficienti, è una fantasia irreale, che – ora - nel linguaggio comune - diventa possibile, solo perché (privi dell’idea del produrre) ci sfugge del tutto che la burocrazia si regola, con la capacità, la preparazione, con la “gestione del personale”, con i programmi, imitando la Germania, la Svizzera, il Giappone. Oppure – ancora una volta – imitando l’Italia del dopoguerra. La buona burocrazia – in pratica - non viene dal cielo. Si produce. Per farlo – ovviamente – bisogna saperlo, dirlo, conoscerlo.

“La gnosi delle merci”, quindi, sarà la via di salvezza non solo del nostro Paese , ma anche dell’Africa. Che attende il nostro aiuto, per creare autonomamente lavoro fabbriche e mezzi sostentamento. L’immigrazione si previene creando nuovi produttori e insegnando a produrre autonomamente.

Naturalmente – prima di aiutare l’Africa – dovremmo appunto riuscire a creare i produttori in Italia. E - per farlo, naturalmente - prima di tutto dovremmo anche dirlo.

E, soprattutto, dovremmo capire che il successo di Berlusconi – ecco il punto - deriva – non dalle TV – ma dalla sua unica e insuperabile, credibilità, in fatto di produzione. Una credibilità, che - siamo pratici - non si trova in nessun altro personaggio del panorama politico. Ma, il punto è semplice: noi che odiamo le merci, oseremo anche solo parlarne?

 

 

 

 

 

 


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